Per la prima volta…inizio dalla fine. Propongo il testo di un recente articolo comparso sul numero di settembre-ottobre 2008 de “La Rivista” del Club Alpino Italiano. E’ un articolo particolare ed originale poichè scritto da persone che frequentano un Centro di Salute Mentale ove seguono un progetto di riabilitazione.
“Sono Piero, e questa è la mia storia, che somiglia a quella di Roberto, Eva, Enrico, Alessandra e di tanti altri come me.
Non sono di certo un alpinista, di quelli che si legge nelle riviste o che si vedono in certi emozionanti documentari alla televisione. Non sono neanche un atleta, non ho neanche fatto mai nessuno sport.
Sono solo uno, come altri, ma con tanti problemi più di altri; la mia vita è una fatica, non riesco ad uscire di casa, a trovare un lavoro, non riesco a stare assieme alla gente, a trovare degli amici, a volte non riesco addirittura ad alzarmi dal letto e a lavarmi o a fare cose altrettanto semplici.
Sono in cura nel Centro Salute Mentale della mia città; medici e infermieri, mi aiutano, mi curano, mi seguono e assieme a loro cerco di superare le mie difficoltà, di vivere più serenamente, di abbandonare o superare tutti i problemi che ho dentro.
Ed è successo che un giorno gli operatori mi hanno proposto di andare in montagna. Mi hanno chiesto, a me ed agli altri, se mi andava di provarci; perchè è bello, si sta insieme, nella natura si respira aria buona, si vedono panorami diversi, e così potrò distrarmi dai miei continui pensieri, a volte cosi pesanti da sopportare. E mi hanno detto che ci sarebbero anche state delle persone esperte che ci avrebbero aiutate, che ci avrebbero insegnato delle cose nuove su come si và in montagna. Io ho accettato, perché il dottore scherza sempre e mi saluta, mi dà la mano. E poi mi sono detto “non so se ci andrò, anzi non ci vado, io ho la mia vita, devo cercare lavoro, non ho tempo da perdere, e poi voglio stare a casa il giorno … nel mio letto….”
Ma mi sono deciso, perchè mi fido degli operatori, perché avevo voglia di provarci; non so bene perché, forse perché mio padre e mio nonno andavano in montagna, ci lavoravano, o mio zio ci ha fatto la guerra. E alla fine ho deciso di accettare quella proposta.
E quel giorno sono andato alla sede della S.A.T. (perché da noi il Club Alpino si chiama così) di Riva del Garda. Ci sono tante persone, alcune sono come me e le conosco, vanno dai medici del CSM; altre sono le infermiere che conosco perché le vedo sempre, mi danno le medicine e sono andato ai loro gruppi; altri non li conosco, saranno gli esperti, sono vestiti come quelli che vanno in montagna. Io sto con gli infermieri, tanto quelli li conosco bene e mi fumo una sigaretta con loro.
Quel giorno ci siamo presentati tutti, e gli esperti (c’era anche una Guida Alpina che poi è diventato nostro amico) hanno detto tutto quello che avremmo fatto, ci hanno raccontato i posti dove saremmo andati. Io pensavo “Ma questi sono matti…!”, mentre ci facevano vedere delle foto di pareti di roccia incredibili o di distese di neve che facevano freddo solo a vederle “…..mica ci porteranno lì”.
E invece sì! Ci hanno portato proprio in quei posti! Ormai sono passati più di tre anni ed abbiamo fatto tante esperienze; ad arrampicare, a sciare, a fare lunghe escursioni, sulla cima dei nostri monti, di notte sulla neve con le ciaspole sino al rifugio, perfino in una grotta o a passare due giorni in un rifugio.
Ad ognuno di noi una gita è piaciuta in modo particolare. Elisa si è divertita tantissimo sulla neve, con gli sci da fondo, o quel giorno che ci ha ripresi la televisione; non come in grotta dove ha avuto un pò paura e non gli è mica piaciuto tanto! In effetti la neve piace a tutti, ma lo sforzo è tanto, anche se accompagnato dal rumore sordo dello sprofondare in quel soffice manto; dà serenità, e ci fa scherzare come quando facciamo le gare a pallate o come la volta che Bruno, arrivato di notte ormai stanchissimo, ha baciato la neve davanti al rifugio (erano tre ore che lo prometteva!).
A Luigino, Maura, Franco, Gianluigi, Carla ed Oscar piace arrampicare e ora lo fanno benissimo, sembrano dei gatti e vanno su agili e sicuri; altri ci hanno messo un po’ più di tempo, ma ora anche Gleison, Giovanni, Rinaldo e Nicola e se la cavano bene. Franca, Michele e Serena sono arrivati da poco, ma hanno subito legato con noi; Luciano ci diverte con le sue battute, Davide è il silenzioso ed Ettore è prezioso perché sa molte cose sulle piante.
Ci piace l’avventura, stare insieme, ormai anche faticare in salita; ma tutti noi, tutti indistintamente, piace soprattutto la natura, la montagna così com’è. Per chi è spesso preso dai pensieri negativi, è bello vedere la semplicità delle cose che la natura ci da, come un paesaggio, un albero, gli stessi insetti che unendo le forze fanno gruppo e riescono a vivere. Lo stesso che facciamo noi, che ho ritrovato con il nostro gruppo, la stessa cosa che ci accade quando ci leghiamo assieme ad una corda.
Una semplice parola detta come incoraggiamento per andare avanti, nella fatica di una vita comune; vale solo questo, la voglia di partecipare a questa avventura. In gruppo, stanchi ma insieme sulla cima; e se non ci siamo arrivati oggi, pazienza, ci arriviamo domani.
Dopo tutto questo tempo, queste avventure, alcune attività mi sembrano ancora oggi pericolose, come arrampicare o salire le ferrate o scendere in grotta. Ma abbiamo imparato tanto. Infatti un giorno Andrea ci ha detto “…..sono attività pericolose, ho paura; è il senso della montagna, se non puoi più scendere devi per forza salire, e allora vai su! ….e sperare negli altri, che la vaga ben, che no me venga ‘na stornisia!”
…mi sa che Andrea ha capito tutto.
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